Antidiscriminazione

La discriminazione è un trattamento diverso riservato ad una persona o ad un gruppo o categoria di persone.

La discriminazione può essere negativa o positiva.

Si ha discriminazione positiva quando la disparità di trattamento è volta a favorire un gruppo o categoria di persone da lungo tempo discriminate. Esempi di discriminazione positiva sono le quote rosa o le facilitazioni all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

Si ha discriminazione negativa quando la disparità del trattamento sia volta a sfavorire e/o ad escludere una persona o un gruppo di persone.

Quando si parla genericamente di discriminazione ci si riferisce alla discriminazione negativa in quanto

azione che miri o che abbia come effetto finale (anche non intenzionale) la negazione di pari trattamento ad una persona o ad un gruppo in base alla differenza culturale, religiosa, somatica,ecc.

Essa può essere praticata da un singolo individuo o da un ente privato o pubblico (in quest’ultimo caso si parla di discriminazione istituzionale).

Secondo l’art. 43, comma 1 del Testo Unico sull’Immigrazione (Dlgs. n. 286/98)costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”.

FORME DI DISCRIMINAZIONE

a)     Discriminazione diretta: quando a causa dell’origine, dell’appartenenza religiosa etc etc una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra persona in situazione analoga.

Per esempio il rifiuto di affittare un appartamento ad una famiglia straniera, anche se è in grado di provare la propria affidabilità economica.

b)     Discriminazione indiretta: si riferisce ad una norma, un criterio o una prassi che pur

apparendo neutri possono mettere determinate persone o gruppi appartenenti a cultura, religione diverse, provenienza e/o origine diverse in una posizione di particolare svantaggio rispetto ad altri.

Ad esempio quando nella graduatoria d’accesso ad una casa popolare s’inseriscono criteri di valutazione del tipo “possedere un certo numero di anni di residenza o conoscenza della lingua italiana e delle tradizioni locali”ecc…

I fattori di discriminazione possono sommarsi creando situazioni di discriminazione multipla (ad esempio una persona discriminata in quanto donna e musulmana o in quanto disabile e anziana).

La persona che ha subito una discriminazione può presentare Ricorso presso il Tribunale civile del proprio luogo di domicilio. Il Giudice se accoglie il Ricorso può ordinare l’immediata adozione delle misure necessarie a rimuovere la discriminazione e può obbligare la parte che si è resa responsabile della discriminazione al risarcimento del danno.

In materia di discriminazioni collettive, qualora, cioè, non sia individuato direttamente il danneggiato, possono agire in giudizio anche associazioni ed enti iscritti in apposito elenco definito con decreto dei Ministri del Lavoro e delle Pari opportunità.

L’Associazione interculturale “Le Mafalde” di Prato, di cui l’Avv.ssa Alba Ferretti è socia fondatrice, è iscritta in tale elenco oltre ad essere Punto UNAR (Ufficio nazionale Antidisriminazioni razziali) e associazione capofila del Centro Antidiscriminazione della Provincia di Prato.

LEGGE MANCINO

L’art. 1 della Legge n. 295 del 1993 cd. Legge Mancino “Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” dispone: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, [...] è punito: a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.”

Nei casi previsti dalla Legge Mancino è possibile dare impulso a un procedimento penale attraverso la proposizione di apposita denuncia – querela con la possibilità per la persona offesa di chiedere il risarcimento dei danni attraverso la costituzione di parte civile.

L’Avv.ssa Alba Ferretti si rende disponibile nella consulenza, valutazione e assistenza dei casi di discriminazione e nella fase giurisdizionale di Ricorso e/o procedimento penale.

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